Mappale 151

All’epoca della rilevazione catastale del 1852 il mulino, che è il mappale 151, è proprietà dei fratelli Ghitti Giuseppe [1813-?] e Luigi [1821-1863] fu Gottardo [1777–1850] della famiglia del Cucù–Gótard.
Fu poi acquistato dai Cuter.

Descrizione

Mappale 151

Mulino, poi gualchiere e filatura, via Piazze

Mappale 151

Mulino, poi gualchiere e filatura, via Piazze

Le notizie più antiche: i Ghitti del Cucù e del Gotard.

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Il Buscio, nel Libro delle famiglie di Marone, elabora due documenti distinti, uno per i Cucù - che egli scrive alla francese Cocoû - e l’altro per i Gotard; nell’estimo del 1785 entrambe sono definite «di Cocone», conferma di un’unica origine.
I Cucù iniziano, senza che siano fornite date, con Giovanni Battista[1] q. Paolo coniugato con Maria Giacomina Ghitti.
I loro due figli documentati sono Defendo [1742-1825] e Antonio [?-1795].
L’unico coniugato è Defendo che sposa Annunciata Cadei [?-1829] di Vigolo (Bg) da cui ha due figli, Maria Giacomina e Giovanni Battista. Defendo è per un certo periodo - verso il 1780 - massaro dei Bagnadore in Rovadine (il terreno era in precedenza lavorato dagli zii del Gotard). È, come il fratello, un contadino, povero, come mostra anche la loro partita d’estimo. Nel 1785, infatti, i «Beni di Defento Ghitti q. Gio: Batta: detto di Cocone con Antonio Frattello»[2] sono poca cosa e sono costituiti da «una stanza superiore sopra il Fondico venduto a Salvador Ghitti q. Antonio[3], e questa tramezzata con la sua porzion di lobbia, e sue ragg.ni» e metà di un orto di tre tavole contiguo alla casa, in contrada di Piazze; suo fratello Antonio[4] ha una stanza nel medesimo cortivo adiacente a quella del fratello e l’altra metà dell’orto. Maria Giacomina, figlia di Defendo e Annunciata, [1786-?] sposa, nel 1805 a 19 anni, Giovanni Battista Guerini[5] dei Bongiöi di Vesto da cui ha, tra il 1806 e il 1819, 5 figli. Suo fratello Giovanni Battista [1789-1856] sposa, nel 1814 - lui ha 28 anni, lei 19 -, Margherita figlia di Pietro Guerini[6] dei Molini Nuovi [1796-?]. Dal matrimonio nascono, dal 1816 al 1837 a intervalli regolari di due anni, 10 figli (di cui due muoiono a un anno).
È, quella dei Molini Nuovi, una ricca famiglia di mugnai che ha, a Marone, un mulino di 3 ruote in contrada del Forno; il mulino, alla fine dell’Ottocento, verrà acquistato dai Vismara e convertito in setificio[7]. Una figlia di Giovanni Battista, Maria Edvige, sposa un altro Mulini Nuovi, Gioachino.
I due figli di Gottardo si legano entrambi al clan dei Guerini, la figlia ai Bongiöi (contadini) e il figlio ai dei Molini Nuovi (mugnai) con un notevole avanzamento sociale (soprattutto per il maschio, ma entrambe le famiglie Guerini sono benestanti).

I Ghitti del Gotard procedono da Gottardo[8], mugnaio[9], fratello di Giovanni Battista del Cucù, coniugato, dal 1729, con Giacomina Rossetti da cui ha 4 figli, Giuseppe, Giovanni, Lorenzo[10] e Giovanni Maria.
Sono dette, nel Buscio, esplicitamente “separate” le famiglie di Giuseppe q. Gottardo [1750-1805] e del nipote Giovanni Battista q. Gottardo q. Giovanni [1805-1836] detto Gottardello. In precedenza, i due fratelli originari, Gottardo e Giovanni Battista, si erano già separati costituendo proprie famiglie. Il primogenito Giovanni possiede i beni della famiglia (in primo luogo il mulino), mentre Giovanni Battista ha solo la piccola abitazione e l’orto che poi passano, nell’estimo del 1785, ulteriormente frazionati, ai suoi due figli. I figli di Giovanni si spartiscono l’eredità in modo disuguale, con successive divisioni e inevitabile reciproco impoverimento.
Il primogenito Giovanni[11] è proprietario di 2/3 di una casa con mulino di due ruote in contrada di Piazze, identificabile con il mappale 151[12]; ha un orto e un siltér sempre a Piazze.
Il fratello Giuseppe[13] ha, con i nipoti figli di Lorenzo, 1/3 del mulino e due stanze nella casa «toccatele in divisione con Gio:, et li figlij q. Lorenzo di Lui Frattelli» e di una stalla «nel Ronco di Pres del Commune» acquistata da Pietro q. Pietro Ghitti. Nel Buscio Lorenzo q. Gottardo ha una sola figlia, Francesca coniugata Valotti.

Il mappale 151 oggi
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La storia catastale.

 

L’immobile è in via Piazze e insiste in parte sopra il portichetto, che si trova tra l’inizio di via IV novembre e il ponte sul Bagnadore, vicino alla Pélateria.
Di questo stabile non vi sono Certificati storici catastali, ma sono rimasti alcuni documenti ipotecari e di compra-vendita.

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All’epoca della rilevazione catastale del 1852 il mulino, che è il mappale 151, è proprietà dei fratelli Ghitti Giuseppe [1813-?] e Luigi [1821-1863] fu Gottardo [1777–1850] della famiglia del Cucù–Gótard ed è gravato da due ipoteche, una di 190,77 lire con la Fabbriceria della parrocchiale di Marone al tasso del 4½ % e una di 1600 lire con Maddalena Bordiga-Mondella.
Alla morte di Luigi Ghitti, la sua quota-parte passa alla moglie Novali Camilla fu Camillo; Camilla si risposa con Guerini Andrea fu Giacomo della famiglia Guerini dei Mulini Nuovi.

Tra le copie di atti di compra‐vendita dell’ufficio ipoteche si trova che il 5 Maggio 1871 «Cuter Giovanni Battista, Pietro e Giovanni di Giovanni Battista di Marone, possidenti, ove eleggono domicilio in casa propria, acquisitori trascriventi verso Guerrini Andrea fu Giacomo e Novali Camilla fu Camillo, coniugi e Ghitti Giuseppe fu Gottardo, possidenti, di Marone venditori degli immobili sotto descritti al prezzo di lire 3.300 (tremilatrecento): molino da grano ad acqua con casa – in mappa di Marone al 151 di are 1,20 Reddito lire 119 – nei confini: da mattina Sina Luigi, a mezzodì Strada Consorziale – Sina – venditori; a sera fratelli Ghitti fu Giovanni Battista e i venditori con altra proprietà e a monte il dugale con altra proprietà confinante con Sina, su quale il mulino venduto ha il diritto dell’ acqua. A questo immobile vanno uniti gli attrezzi del molino stesso, che furono verificati e accettati».
Lo stesso giorno (5 Maggio 1871), con le 1600 lire di acconto sulla vendita, i venditori Ghitti, Novali e Guerini si affrancano dall’ipoteca con la Bordiga-Mondella. Non sappiamo quando sia stato affrancato il debito con la Fabbriceria, ma senza dubbio esso è stato pagato in data antecedente, poiché i venditori dichiarano non esservi ulteriori ipoteche.

 

Dell’attività dei Cuter si conosce molto poco, se non che producevano coperte ed avevano, nel 1877, 12 operai, passati a 30 nel 1901; al momento dell’Unita d’Italia la ditta Cuter era la maggior produttrice di coperte di Marone, fabbricando 5800 coperte annue del valore di 22645 lire. Dalla loro carta intestata si viene a sapere che la ditta è stata fondata nel 1830. Nel 1878 sono anche comproprietari dei mappali 272-273-113-114-115-117.
Il fondatore della ditta fu, probabilmente, Giambattista Cuter (di Giuseppe e Maria Gritti, nasce a Marone l’8 Aprile 1803; si sposa con Brigida Fonteni – nata il 05.05.1810 – figlia di Giacomo e di Maria Buizza). Giambattista, in prime nozze con Paola Benedetti, ha avuto una figlia, Caterina [02.03.1836], che nel 1861 si sposa con Guerini Giovanni Maria dei di Marc’Andrea (da cui ha due figli, Pietro Andrea e Margherita Pierina).
Il 19 giugno 1844, dal matrimonio con Brigida Fonteni, nasce Giovanni Battista, il 17 gennaio 1846 nasce Pietro e il 12 giugno 1848 Giovanni.

Nel Prospetto dei vari opifici esistenti nel Comune di Marone del 1879 il mappale è così descritto: proprietari Kuter Battista e Giovanni fu Giovanni Battista, 2 folli e filatura di lana con tre ruote di mulino.
Nell’elenco dei consorziati, all’atto della costituzione del Consorzio Festola e Ariolo nel 1897, il mappale 151 è abbinato al limitrofo 152 (orto) e sono intestati a Cuter Battista e fratelli e la destinazione dell’edificio è «Macchina».
Nel Profilo schematico generale del 1938 al 151 è segnata una sola ruota e le altre due sono nel mappale 131.
Nel 1938 la proprietà e il diritto dell’acqua sono delle Industrie Tessili Bresciane, ITB.
Non si conosce la data in cui sia cessata l’attività.

[1]  famiglia 33 di Marone, carta 34.

[2]  1785, c. 7v.

[3]  1785, c. 7v.

[4]  1785, c. 7v.

[5]  famiglia 24 di Vesto, carta 78.

[6]  famiglia 37 di Marone, carta 37.

[7]  R. Predali [a cura di], L’economia bresciana… cit., pp. 116-117.

[8]  famiglia 31 di Marone, carte 32 e 33.

[9]  L. Mazzoldi, L’estimo Mercantile... cit.

[10]  Anche i fratelli Ghitti q. Gottardo sono per un certo periodo fittavoli dei Bagnadore (almeno dal 1764 in Rovadine).

[11]  1785, c. 8r.

[12]  R. Predali [a cura di], L’economia bresciana… cit., p. 112. Il mulino potrebbe essere quello che era proprietà, nel 1641, di Giovanni Battista q. Francesco Zeni («93_Una casa di corpi due terranei con camare sopra, et altre case duoi con trei rothe di molino, portico, et un poco di corte avanti in contrada di Marone, confina à mattina, et mezodi ingresso, à sera li heredi q. Pietro Cazza, et à monte il dugale Estimata lire vinti»), ma l’unica indicazione (per altro rilevante) è che la Sèstola passa a nord del fabbricato.

[13]  1785, c. 8r.

 

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