Mappale 356: il mulino Cucagna

Il 20 Agosto 1865, il Prefetto di Brescia, «desiderando il Governo di avere un’esatta statistica dei mulini e delle macine per cereali» chiede al Sindaco di Marone che venga redatto un censimento di tali attività. Dal documento risulta che il mulino di Bontempi Giacomo fu Pietro dei Cucagna aveva due ruote.

Descrizione

Mappale 356

Mulino Cucagna, via Fucina

Mappale 356

Mulino Cucagna, via Fucina a Ponzano

Nel mappale 252 di proprietà dei fratelli Cristini fu Rocco e sorgeva e sorge tuttora (2002), anche se il luogo è un orto, un grande serbatoio, che raccoglieva l’acqua del Canale della Sèstola, dopo il suo uso nella zona nord da parte dei numerosi opifici dei Mulì de Su; alla base è lungo metri cinque e mezzo; nel suo lato maggiore è largo metri 3,5 e alto circa quattro.
L’acqua fuorusciva da tre parti: a sinistra c’era lo sfioratore, dove l’acqua tracimava in una cascatella per passare sotto via Fucina e impinguare il lavatoio pubblico, dove le donne di Ponzano lavarono i loro panni.
Il lavatoio esiste ancora con la fila di pietre lucide e lisce, dove erano insaponati, strizzati e risciacquati i panni.
La seconda uscita portava l’acqua all’interno della condotta forzata, fino alla turbina elettrica di via 4 Novembre gestita da Luca Navali per conto delle ITB con un salto di metri 44, 58.
Con una serie di canali di legno [canalette] sospesi in aria l’acqua confluiva, infine, sulla ruota del mulino di Giacomo Bontempi, detto Giacom del Re: sulla parete a nord della casa esiste ancora oggi una pietra sporgente dove poggiava il canale.
Dal disegno del «Profilo generale schematico» dell’ingegner Fontana le ruote del mulino del Bontempi sono tre: due grandi e uguali a monte e una piccola a valle.

 

La storia cartografica

 

Le notizie più antiche
Nell’estimo del 1785 compare Giovanni Maria Bontempi fu Giacomo dei Cucagna [1743-1798], follatore. Dichiara di essere comproprietario di una gualchiera in contrada del Follo (mappale 352, poi 351) che nel 1750 era del padre Giacomo. Giovanni Maria è sposato con Zanotti Orsola [1743-1807] e ha tre figli Giovanni Battista [1771-1796], Angelo [1773–1848] e Pietro [1777-1822]. Il follo fu venduto, nella prima metà dell’800 a Novali Antonio fu Giovanni Battista.

È probabile che, in seguito alla vendita della gualchiera, Giovanni Maria (o il figlio Pietro) abbiano acquistato il mulino del mappale 326 che nel 1865 risulterà proprietà di Bontempi Giacomo fu Pietro [1805-1867].

Infatti, il 20 Agosto 1865, il Prefetto di Brescia, «desiderando il Governo di avere un’esatta statistica dei mulini e delle macine per cereali» chiede al Sindaco di Marone che venga redatto un censimento di tali attività. Dal documento risulta che il mulino di Bontempi Giacomo fu Pietro dei Cucagna aveva due ruote.
Nel documento si aggiunge inoltre che si lavorava «tutti i giorni feriali salvo il caso di siccità nella stagione estiva e nei grandi geli invernali per cui il lavoro si riduce alla metà; che i cereali macinati sono frumento e grano turco»; che «la quantità approssimativa che si potrebbe macinare in un anno ordinario potrebbe essere di circa 300 ettolitri per ogni macina, ma, per la quantità delle macine, tante volte manca il grano, per cui varrebbe molto computarne 200. Inoltre i due ultimi mulini producono la metà per scarsezza d’acqua».

In una relazione del 1868 le macine e tutte le attività che necessitano di forza motrice idraulica sono dislocate lungo il percorso Sèstola (22 mulini, una fucina, otto folli per coperte, una macchina per filati di lana e due macine per l’olio, mosse da una forza idraulica di 0,15 mc. per secondo) e lungo il vaso Ariolo (due mulini, una macchina per filare ed un follo per coperte: l’Ariolo ha una portata di 0,05 mc. per secondo).
Nell’elenco degli edifici molino esistenti nel comune di Marone del 3 febbraio 1868 il mulino di due ruote di Giacomo Bontempi, in via Ponzano 250, macina 150 ettolitri di grano all’anno.
La situazione dei mulini è sostanzialmente invariata dieci anni dopo, come risulta da una rilevazione degli opifici esistenti lungo la Sèstola e il vaso Ariolo, eseguita nel 1879 per stabilire le quote di spesa per la manutenzione del canale: vi sono 21 proprietari; 52 ruote di mulino e quattro turbine che muovono 21 macine da grano, due frantoi per l’olio, un maglio e mola, 13 gualchiere, 3 filature e un setificio.
Il mulino Cuccagna di Bontempi Pietro fu Giacomo, al mappale 3562, ha 3 ruote.

 

Mappale 356: le immagini

 

La testimonianza

Di questo mulino non vi sono documenti né certificati catastali storici.
In questa casa abitò Bontempi Giacomo detto Giacom del Re, soprannome che rimase anche al figlio Pietro, pure lui soprannominato Piero del Re.

«Nonno Giacomo» racconta Imelda «ha sempre fatto il mugnaio in via Fucina, da quando era ragazzo fino a quando è morto intorno agli anni Venti di Spagnola. Dopo la sua morte l’attività del mulino languì per un paio di anni e poi cessò definitivamente, perché il figlio Pietro, mio papà era troppo piccolo: aveva sei o sette anni.
Il mulino era appena oltre l’attuale portone, sulla destra, dove ora c’è una camera a fianco della cucina. La casa allora aveva il solo piano terra, quello superiore essendo stato costruito nel 1933 da mio papà in previsione del suo matrimonio».
Piero del Re era coniugato con Cristini Giulia dei Tèribei detta Antonietta del Re; naturalmente godevano dello stesso titolo nobiliare anche gli otto figli della coppia: Giacomo, Angela, Imelda, Orsola, Andrea, Caterina, Clelia e Maria Grazia.

 

Piero del Re

 

La testimonianza

«La ruota» continua «Imelda, fu demolita negli anni Trenta, prima che si sposasse mio padre Pietro.
Il mulino funzionava come tutti gli altri mulini di quel tempo: una molazza di pietra posta orizzontalmente -ferma - e una seconda, pure essa orizzontale, girevole: il grano vi veniva fatto cadere in modo che si intrufolasse nello spazio tra le due molasse e venisse stritolato. La molassa girevole era mossa dalla ruota esterna attraverso una serie di alberi di trasmissione e di cinghie di cuoio e ingranaggi vari. La farina era creèlada [setacciata] e messa nei sacchi, dopo essere stata ripulita dalla crusca.
Mio nonno Giacomo serviva prevalentemente gli zonesi e saliva ogni giorno a Zone con l’asino carico di due sacchi e tante volte con sopra anche il piccolo Pietro, che immancabilmente si addormentava al dondolio ritmato e lento di quei passi».
Giacomo e Pietro Bontempi erano azionisti del Consorzio dei Canali della Festola e Ariolo: negli anni postbellici Pietro vendette la sua quota-parte alle ITB.
Nel periodo 1920-1930 la forza motrice della ruota fu utilizzata per muovere alcune macchine da falegnameria di Bontempi Giovanni detto Gioanì Michèt e di Camplani Francesco Ciflìch.

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