I Gigola – 01

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Descrizione

I Gigola – parte prima

Marco Antonio Gigola fu Berardo [ca 1495-1563]

 

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Marco Antonio Gigola è figlio di Berardo e di una donna di cui non conosciamo il nome.Nasce tra la fine del 1400 e i primi anni del 1500 ed è il primogenito; suoi fratelli sono Giovanni Girolamo, Antonio detto Tonino, Maria e Agata.
Di lui conosciamo alcuni dei momenti più importanti della sua vita grazie alle 11 pergamene dell’Archivio parrocchiale di Marone.Verso il 1529 la sorella Maria (pergamena n° 4 del 1 Settembre 1529) sposa Antonio Cassia detto Antoniolo e Marco Antonio ne costituisce e paga la dote. Antonio Cassia muore prima del 1563, lasciando un solo figlio, Giovanni Pietro.
A questa data, il 1529, il Nostro è già sposato con Fonina: non era usanza che le donne si sposassero prima dei maschi e, soprattutto, del primogenito. La moglie di Marco Antonio, probabilmente, è una Ghitti dei Fancini; almeno così parrebbe di capire dalla compresenza dei nomi dei Gigola e dei Ghitti dei Fancini in alcuni documenti (vedi pergamene 9 e 10); alla data della morte di Marco Antonio è viva una sola figlia della coppia, Caterina Gigola in Cassia, avendone sposato un Bartolomeo fu Antonio.
Altra sorella è Agata, sposata con Bartolomeo Zatti di Zone.
Fratelli maschi di Marco Antonio sono Giovanni Girolamo e Antonio detto Tonino.
Giovanni Girolamo, che muore prima del 1563, è sposato con Caterina Ghitti dei Fancini. Non era cosa rara che fratelli sposassero sorelle; più spesso la cosa era reciproca, cioè che i maschi delle due famiglie sposassero le cognate ed era un modo, tra le famiglie povere, di compensare la spesa per la dote. I Gigola fu Bernardo non rientrano nella categoria delle famiglie povere: Maria sposa, come sua nipote Caterina, un Cassia e i due fratelli Gigola si coniugano con due Ghitti Fancini; in questo caso, essendo le tre famiglie piuttosto benestanti, sembra più una scelta dettata dal contesto socio-economico (ci si sposa in genere tra – economicamente – pari). Figlio di Giovanni Girolamo e Caterina Ghitti è Bernardino. Costui, nel 1573, ha la partita d’estimo n° 82 in cui dichiara di possedere una casa in contrada della Piazza a Marone, terreni per un’estensione di oltre 7 piò, in gran parte a prato e bosco, e del valore di 887 lire planette e due mucche.
Altro fratello di Marco Antonio è Antonio sposato con una donna di cui non conosciamo il nome e che, al 1563, risulta avere una sola figlia, Simona. Anche Antonio ha partita nell’estimo del 1573, la n° 25, in cui si dichiara proprietario di una casa e di una stalla a Ponzano e di poco più di 2 piò di terreno del valore di 437 lire planette.Nel 1536 Marco Antonio acquista il dominio utile (contratto di enfiteusi o livello ereditario perpetuo) su una pezza di terra arativa, vitata, olivata e in parte prativa in contrata della Volta a Marone e se ne assicura la prelazione riscattandone, da subito, circa il 50% del valore (pergamena n° 7; la pergamena n° 3 è la pezza che documenta il legittimo possesso del terreno da parte di Guerino Guerini: il figlio di Guerino, Bettino, infatti, diverrà effettivo proprietario del terreno solo alla morte del padre).
Il riscatto parziale (31 lire planette su 75) è effettuato in natura, con una pezza di panno basso di lana e diciotto gerule di vino [gerle, brente; 1 Brenta=circa 70 litri]. Il parziale pagamento in natura da parte del Gigola si riscontra, anche, nella pergamena n° 1 del 1537.
Anche nell’estimo del 1573 si trovano pagamenti in natura nei contratti enfiteutici «Item scodo ogni anno un livello da Joseph de Filippo soldi trenta quattro, et una stroppa di tordi sum la sorte» dichiara Panfilo Dossi; «Delle quali terre et case dil massaro se ne cava: grosso some 7, minuto some 4, ligume some 3, vino carra 3, feno carra meggio, oglio pesi n° 30» si legge nella polizza di Ippolito Dossi; etc.L’anno seguente, nel 1537 (pergamena n° 1), Marco Antonio compra due appezzamenti a prato e castagneto, uno in contrada di Sorisile o della Rovere e uno in contrada della Mola, pagando a Battista Valotti fu Apollonio 20 lire planette e 12 soldi e 2 gerle [Brente] di vino. L’appezzamento, nel 1573, è nella partita del fratello Antonio, «Un’altra prativa, corniva, cont:a della Molla, à diman la strada, à monte Piero Franzi tavole trei».Nel 1543 (pergamena n° 6), con un complicato contratto, i fratelli Gigola – Marco Antonio, Antonio e Giovanni Girolamo – acquistano un terreno piantumato con cascina in contrada della Madonna della Rota. Il contratto diviene effettivo nel 1548 (pergamena n° 2), con la registrazione dell’atto di affrancamento, dopo che, nel 1547, i Gigola hanno pagato in contanti Girolamo Fenaroli. L’appezzamento, nel 1573, è nella partita del fratello Antonio, «Un’altra arativa, montiva con meza stalla dentro cont:a di s:ta Maria, à mattina il Corno Grande, à sera ingresso tavole vinti».Nel 1551 (pergamena n° 5), Marco Antonio affranca la sua parte (indivisa con Pietro Antonio de Moris [Mora]) di un appezzamento avuto in enfiteusi da Girolamo Fenaroli che, nel frattempo è morto; il pagamento è fatto agli eredi di Girolamo Fenaroli.Nel 1554 (pergamena n° 11), i fratelli Gigola riscattano la casa di Ponzano e il terreno adiacente che Benedetto Ciocchi di Zone aveva loro dato in affitto livellario (il bene era la dote di Fiore, consorte del Ciocchi, che in sostituzione investe la moglie della proprietà dei propri beni mobili e immobili).Verso il 1560 si sposa Caterina, figlia di Marco Antonio: il saldo della dote e la cessione della legittima eredità paterna sono effettuati il 2 Giugno 1560 (pergamena n° 9). Due giorni dopo, il 4 Giugno 1560, Marco Antonio Gigola acquista da Maria, vedova di Battista Valotti, una pezza di terra in contrada di Bolerne (pergamena n° 8).

Dopo una vita passata a costruire un saldo patrimonio, in punto di morte, il 2 Febbraio 1563, Marco Antonio Gigola fu Bernardo detta il proprio testamento (pergamena n° 10).
In mancanza di un proprio erede maschio, i beni mobili si parcellizzano nei vari legati ai parenti più prossimi: Marco Antonio, però, vincola il proprio patrimonio, pur senza proibirne la vendibilità, lasciandolo indiviso – e rendendo l’alienazione più difficile – ai suoi eredi diretti, il fratello e il nipote. In tal modo il sangue e la proprietà, la continuità e l’unità della famiglia – fine ultimo dell’esistenza di Marco Antonio e dei suoi contemporanei – è garantita.

Le pergamene dell’Archivio parrocchiale di Marone

Pergamena 4
1 Settembre 1529
Antonio fu Pietro Cassia, su richiesta di Marco Antonio fu Bernardo fu Antonio [Tonino] Gigola, dichiara davanti al notaio e ai testimoni di aver ricevuto da quest'ultimo sessanta lire planette quale dote «tra cose stimate e prezzate in comune accordo tra le parti, quale dote di Maria» sua moglie e sorella di Marco Antonio Gigola. Antonio Cassia si impegna, in caso di premorienza, a restituire la dote a Marco Antonio e a Maria (o ai loro eredi), secondo i dettami degli Statuti bresciani; nel qual caso di premorienza, Maria sua moglie è autorizzata a godere della proprietà dei beni del defunto marito, fintantoché la dote non sarà restituita.

Pergamena 3
25 Agosto 1530
Guerino fu Merito Guerini anticipa al figlio Bettino [Benedetto] la parte di eredità spettante: una pezza di terra in parte aratoria e in parte a prato e a oliveto, situata in Marone, in contrata de la Volta ed un'altra situata in contrata Bagnadore, lo affranca dai livelli e gli concede una somma in denaro di sei lire planette e sedici soldi. La pergamena del 1530 è la pezza giustificativa della proprietà dell’appezzamento in contrada della Volta che, nel 1536, è affittata a Marco Antonio Gigola (pergamena n° 7).

Pergamena 7
9 Marzo 1536
Guerino fu Merito Guerini concede in enfiteusi a Marco Antonio fu Bernardo Gigola una pezza di terra aratoria, vitata, olivata e in parte prativa sita in Marone, in contrata de la Volta. L’enfiteusi [livello ereditario perpetuo] è un diritto reale di godimento su cosa altrui consistente nel potere di utilizzare un fondo altrui, percependone i frutti, con l’obbligo di migliorarlo e di pagare un canone periodico in denaro o in natura; il bene è riscattabile. Il canone di affitto è di 3 lire planette e 15 soldi da versarsi ogni anno l’11 Novembre, giorno di san Martino. I Gigola possono affrancarsi dal livello a partire dal quarto anno dalla stipula del contratto pagando 75 lire planette. Marco Antonio Gigola si affranca parzialmente da subito, pagando 31 lire in natura, cioè con una pezza di panno basso di lana e diciotto gerule di vino [gerle, brente; 1 Brenta=circa 70 litri]; in questo modo ottiene il diritto di prelazione.
L'atto di investitura è regolato da clausole relative gli obblighi dei contraenti.

Pergamena 1
1 Giugno 1537
Battista Valotti fu Apollonio – anche a nome del fratello minorenne Giovanni Maria – di Parzanica, ma abitante in Marone, tratta con Marco Antonio Gigola fu Bernardo la vendita di una pezza di terra a prato e con castagneto situata in Marone, in contrata de Sorisile seu de la Rover e di una pezza di terra a prato, con castagneto e con bosco situata in contrata della Mola. Per tale vendita Battista Valotti riceve da Marco Antonio Gigola complessivamente lire trentacinque planette e due zerule [gerla, Brenta] di vino. Sebbene il valore complessivo dei terreni sia di 33 lire planette e 2 gerle di vino, il Gigola finisce col pagare 20 lire e 12 soldi e due gerle di vino.

Pergamena 6
24 Settembre 1543
Antonio figlio di Firmo di Marone vende a Marco Antonio fu Bernardo Gigola di Marone, presente anche a nome dei fratelli Giovanni Girolamo e Tonino. La vendita riguarda una pezza di terra aratoria e piantumata con stalla, in contrata Santa Maria de la Rotha.
Terreno e cascina sono vincolati a un censo che Antonio di Firmo ha contratto con Geronimo Fenaroli, dietro corrispettivo di 150 lire con interesse del 5% annuo; inoltre, Antonio di Firmo è in arretrato con i pagamenti degli interessi per 60 lire planette.
Antonio di Firmo riceve dal Gigola 60 lire planette in contanti e 164 lire planette in natura (otto panni lana bassi e una berretta); Geronimo Fenaroli affranca Antonio dall’ipoteca dopo che questi gli ha versato 150 lire planette (il livello ammonta a 330 lire planette); Marco Antonio Gigola promette al Fenaroli di affrancarsi dal livello entro quattro anni, versando le residue 150 lire; Il Fenaroli investe Marco Antonio Gigola del dominio diretto e utile del terreno, a condizione che si affranchi entro quattro anni.

Pergamena 2
8 Gennaio 1548
Affrancamento di Marco Antonio Gigola dal livello al 5% stipulato nel 1543, subentrato ad Antonio di Firmo, da parte di Girolamo Fenaroli, per lire centocinquanta planette. L’atto notarile segue il versamento di 150 lire planette fatto da Marco Antonio il 3 Luglio 1547 e del quale il Fenaroli aveva fatto ricevuta alla presenza di due testimoni.

Pergamena 5
14 Aprile 1551
Pietro Antonio de Moris fu Cristoforo affranca dal livello Marco Antonio fu Bernardo Gigola. Il de Moris ha debiti e livelli (290 lire planette e 6 soldi e 11 denari) con Giovanni Antonio, Giovanni Maria e Giovanni Francesco Fenaroli, eredi di Geronimo (che avevano minacciato l’esproprio). Pietro Antonio è debitore di 290 lire 6 soldi e 11 denari con gli eredi Fenaroli e creditore di 152 lire planette da Marco Antonio Gigola. Il de Moris cede il livello con il Gigola ai Fenaroli. Il Gigola, da parte sua, versa in contanti altre 80 lire planette al Fenaroli e si impegna a versare le rimanenti 72 lire in breve tempo, venendo affrancato dal livello.
Non sappiamo su che appezzamento fosse caricato questo livello ereditario: dal documento pare di capire fosse indiviso tra il de Moris e il Gigola; costui è comunque affrancato (acquisisce il dominio diretto e quello utile), mentre il de Moris rimane debitore, poiché il Fenaroli «non intende in alcun modo rinunciare al resto dei suoi crediti».

Pergamena 11
11 Novembre 1554: dote di Fiore fu Leone de Boneseris.
Il sig. Bettino [Benedetto] Ciocchi fu Picino di Zone e sua moglie Fiore fu Leone de Boneseris dichiarano alla presenza dei testimoni e del notaio di aver ricevuto dai fratelli Marco Antonio, Antonio e Giovanni Girolamo Gigola fu Bernardo 73 lire planette e 10 soldi, per il pagamento del livello posto su una casa situata e un terreno in Ponzano. La casa era la dote di Fiore, moglie di Benedetto Ciocchi. Il Ciocchi, in sostituzione, investe la moglie Fiore dei propri beni mobili ed immobili; l’investitura è il pegno per la dote.

Pergamena 9
2 Giugno 1560
Marco Antonio fu Bernardo Gigola e Pietro Ghitti fu «Francini» [cognato o suocero] cedono a Bartolomeo Cassia fu Antonio, a nome di Caterina, sua moglie e figlia di Marco Antonio, come dote e quota di eredità legittima paterna, rendite e diritti enfiteutici per la somma di 125 lire planette e 18 soldi in beni mobili (bona mobilia) come saldo di dote; 97 lire planette e 10 soldi erano già stati dati in contanti a Bartolomeo dallo stesso Marco Antonio. Il credito è costituito dal debito di 3 lire che Bartolomeo aveva con Marco Antonio e che è abbuonato; i diritti enfiteutici sono 3, due del valore di 160 lire planette ciascuno con Battista Almici e Antonio Almici e uno, di 100 lire, con Madalino da Zone: la dote ammonta, dunque, alla discreta somma di 650 lire planette.

Pergamena 8
4 Giugno 1560
Maria, vedova di Battista Valotti, vende – per 37 lire planette – a Marco Antonio fu Bernardo Gigola, una pezza di terra prativa e «salisiva» situata in contrata Bolerini [Bolerne].

Pergamena 10
2 Febbraio 1563
Marco Antonio fu Bernardo Gigola di Ponzano redige le proprie disposizioni testamentarie. Destina parte del suo denaro alla celebrazione di una messa gregoriana e un ducato per la cera nella chiesa di San Martino; lascia lire 20 planette alla fabbrica di San Pietro e dispone inoltre che 24 quarte di «furmenti in pane cocto» siano distribuiti – in sette anni, metà a Natale e metà a Pasqua – ai poveri del paese.
Ripartisce il resto dei propri beni mobili ed immobili tra gli eredi.
Alla sorella Maria, vedova di Antonio Cassia, e al nipote Giovanni lascia 50 lire planette.
Ad Agata, altra sorella coniugata con Bartolomeo Zatti di Zone, destina 30 lire planette.
Alla figlia Caterina, moglie di Bartolomeo Cassia fu Antonio, lascia 500 lire planette: 300 di eredità e 200 per la dote promessa ai due sposi.
A Simona, figlia di suo fratello Antonio, costituisce la dote di 100 lire planette (contanti e beni).
La moglie Fonina, fintantoché non si rimariterà, sarà usufruttuaria della casa con diritto di vitto e abbigliamento.
Alla cognata Caterina Ghitti – vedova del fratello Giovanni Geronimo, che è sotto la tutela del testatore – lascia l’usufrutto dell’abitazione del fratello, che diventa proprietà effettiva del figlio Bernardino alla maggiore età; Marco Antonio e suo fratello Tonino vantano, inoltre, nei confronti dei fratelli Pietro e Battista q. Francesco Ghitti un credito di 140 lire per la sua dote, che è regolata secondo gli Statuti di Brescia.
Il rimanente dei beni è lasciato al fratello Antonio e al nipote Bernardino fu Giovanni Geronimo.

(Continua…)

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